BlogAppunti di Sedat Bornovalı

La città sullo schermo: perché un quartiere si trasforma in una quinta scenica?

· Sedat

La città sullo schermo: perché un quartiere si trasforma in una quinta scenica?

In concomitanza con le riprese della serie Haysiyet a Balat, Seyhan Akıncı ha dialogato con il cast per le pagine di Milliyet Pazar, riservando a me l’indagine sull’anima dei quartieri stessi. Il nucleo dell’interrogativo era essenziale: per quale motivo la serialità televisiva fa costantemente ritorno nei medesimi vicoli?

Il nostro itinerario ha preso le mosse da Balat. Sotto il profilo etimologico, il toponimo evoca – per il tramite del palazzo bizantino affacciato sul Corno d’Oro – il Palatino, il colle romano su cui sorgeva la reggia imperiale e da cui deriva la parola palatium. Eppure, nel tessuto urbano odierno, di quell’eco palatina non è sopravvissuto quasi nulla. Forse il suo magnetismo risiede proprio in questa dicotomia: vicoli angusti che non si sono piegati alla verticalità dei condomini, preservando una scala intimamente umana e offrendo, in modo del tutto spontaneo, la quinta scenica ideale per narrazioni prive di sfarzo. Questo crocevia, che nel 1492 accolse anche gli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna, è rimasto per secoli un microcosmo plurilingue e multiconfessionale; un approdo transitorio che, fino a tempi recenti, ha dato asilo ai nuovi arrivati a Istanbul, pronti poi a cedere il posto alle ondate migratorie successive.

In che modo la coesistenza di moschea, chiesa e sinagoga a Kuzguncuk si intreccia con quella solidarietà di quartiere narrata in Perihan Abla, oggi erosa dalla frenetica speculazione edilizia? Per quale ragione il mercato di Çengelköy, pur trovandosi sul Bosforo, volta le spalle al mare, chiudendosi in se stesso come uno scrigno? E ancora, perché il lussuoso yalı che ha fatto da sfondo a Gümüş porta il nome del facoltoso mercante Abud Efendi, il cui han a Mahmutpaşa, un edificio commerciale di fine Ottocento, divenne a sua volta il set del film Yoksul di Kemal Sunal? Da queste premesse a catena è scaturita una vasta conversazione, che ha spaziato dalla Çengelköy dello scrittore Kemalettin Tuğcu fino al Suriye Pasajı.

L’ultima tappa è stata lo yalı che ha consacrato la serie Aşk-ı Memnu. Custodito dalla boscaglia alle sue spalle e dai giardini terrazzati che ammantano l’intero pendio, rappresenta uno dei rarissimi edifici del Bosforo ad aver preservato intatta la propria fisionomia originaria; peraltro, a differenza della quasi totalità delle dimore limitrofe, non è edificato in legno, bensì in muratura. I primi proprietari furono con ogni probabilità i Frenkyan, una facoltosa famiglia armeno-ottomana originaria di Kayseri. Tutti i dettagli di questa disamina sono rintracciabili nell’ampio reportage di Seyhan Akıncı, ripreso anche dal sito di CNN Türk.

Per citare questo articolo

Sedat Bornovalı, “La città sullo schermo: perché un quartiere si trasforma in una quinta scenica?”, sedat.bornova.li, 2026-09-06, https://www.sedat.bornova.li/it/2026/09/06/la-citta-sullo-schermo-perche-un-quartiere-si-trasforma-in-una-quinta-scenica/, aggiungere la data di consultazione.