BlogAppunti di Sedat Bornovalı
Sulle tracce dell’eredità italiana a Beyoğlu

La conversazione di architettura proseguita con Hayri Fehmi Yılmaz per le strade sorprendenti di Beyoğlu è in fondo una passeggiata storica da Karaköy verso l’İstiklal. Il nome di un architetto inciso nella pietra, la lavorazione fine sulla facciata di una scuola, una targa che pare ordinaria: ognuno sussurra molto sul passato italiano della città.
Il dialogo mette in discussione quel che si dà per certo sull’origine dei nomi Galata e Beyoğlu, e guarda da vicino le differenze di maniera negli edifici di D’Aronco, Mongeri, Vallauri e dei fratelli Fossati, che hanno segnato il profilo della città.
Chiedendosi perché Santa Maria Draperis stia più in basso della strada, quasi nascosta, si capisce che a deciderlo sono state insieme le scelte progettuali e l’evoluzione della città; mentre Sant’Antonio, arretrato rispetto al corso principale e disposto attorno a un cortile, porta a Beyoğlu altre epoche e altre geografie.
I nomi, gli stemmi e le date sulle facciate delle ambasciate e delle scuole ci guidano a ogni passo; e un arco di porta o una piccola lastra di marmo, in silenzio accanto ai grandi monumenti, racconta spesso una storia assai più profonda di quegli edifici imponenti.
Sedat Bornovalı, “Sulle tracce dell’eredità italiana a Beyoğlu”, sedat.bornova.li, 2021-01-19, https://www.sedat.bornova.li/it/2021/01/19/da-karakoy-in-su-firme-italiane-beyoglu/, aggiungere la data di consultazione.